Come si gestisce una comunità?

Abitare Gea studia questo tema fin dalla sua nascita, e la nostra risposta dopo anni di attività e approfondimento su questo tema è questa: le comunità devono essere ricucite. Ora vi spieghiamo il significato di questa frase un po’ criptica.

Chi conosce il mondo degli ecovillaggi sente spesso parlare di facilitatori come risposta al tema della gestione dei gruppi. La figura del facilitatore è un esperto nella gestione dei gruppi che adotta conoscenze, competenze e tecniche per la gestione dei gruppi. La sua figura si può definire come un accompagnatore per la comunità, una guida che non si pone come leader ma piuttosto come una guida che affianca la comunità.

Dobbiamo dire che se da una parte questa figura del facilitatore ha degli aspetti che ci sembrano positivi e convincenti, dall’altra ci ha spesso lasciato dei dubbi. Dubbi che non sono solo nostri, ma che sono diffusi nel mondo degli ecovillaggi e delle comunità.

Sembra convincente l’idea di una figura che affianchi una comunità nel suo cammino. Suscita dubbi però come si faccia a diventare un “esperto” nella gestione di comunità.

Ci sono tanti corsi di formazione e scuole che promettono di farti diventare un esperto facilitatore. Ma è davvero questa la strada giusta?

Purtroppo no. Non esistono scuole che possano trasformarti in un esperto gestore, o facilitatore, di comunità.

La figura dell’esperto della gestione dei gruppi a dire il vero è tipica del mondo aziendalistico. Perchè lì l’obiettivo è tutto sommato semplice, o meglio semplicistico: un’azienda vuole essere economicamente efficiente, ha come obiettivo quello di guadagnare denaro.

Il problema delle comunità è che qui non si tratta di come guadagnare denaro. Il concetto di comunità ha a che fare con altri concetti complessi come quelli di dare un senso esistenziale, di benessere, felicità, democraticità delle scelte, eguaglianza sostanziale tra gli esseri umani. Concetti troppo complessi perchè si possano formare esperti nella gestione di una comunità.

I facilitatori di comunità possono al più essere una possibilità, un’opzione, un’aggiunta, non certo la soluzione.

E allora che si fa, ci abbandoniamo al caso e al destino?

Per fortuna no, una strada percorribile esiste.

E qui torniamo all’inizio, all’idea di comunità da ricucire.

Per Abitare Gea alle comunità non servono tanto esperti facilitatori, quanto piuttosto sarti di comunità. Cioè persone che sappiano ricucire le comunità dove queste presentano strappi, mantenendole per quanto possibile coese.

E qual è la differenza tra facilitatori e sarti? E’ solo una questione di nomi? Esistono scuole per cucitori di comunità?

La differenza è sostanziale. Quello del bravo sarto di comunità è un lavoro artigianale che non si impara in nessuna scuola, ma è un talento, che hai o non hai. Nel caso lo puoi affinare, ma non te lo puoi creare da zero in una scuola, se già non ce l’hai.

Un sarto di comunità ha quel particolare talento di portare in modo invisibile la comunità verso scelte sagge, di sbrogliare o evitare l’esplodere dei conflitti, di mantenere l’equilibrio nei momenti difficili. Riesce a mantenere insieme le varie componenti di una comunità, senza che queste diventino ostili le une alle altre.

Il ricucitore di comunità sa mantenere il giusto equilibrio tra un necessario conformismo e un’altrettanto indispensabile rottura del conformismo. Da una parte il conformismo serve a tenere insieme la comunità, dall’altra una sua parziale e ricorrente rottura è necessaria perchè la comunità non degeneri in setta.

La capacità di mantenere l’equilibrio tra gli elementi vitali della comunità è ciò che contraddistingue questo speciale artigiano delle comunità. E questo può solo derivare da un talento innato affinato dall’esperienza.

E’ un mestiere tanto difficile quanto delicato, tanto che può accadere che una persona che sia capace nel gestire una comunità, trasportato in un’altra comunità invece si ritrovi non adatto a questo ruolo.

In conclusione, le comunità sono organismi vitali meravigliosi, e proprio per la loro unicità e complessità non possono essere gestiti da esperti sfornati da qualche scuola di formazione. Ogni comunità ha bisogno di bravi sarti artigiani, ma questi sono un dono gratuito che giunge ad alcune comunità, un dono delicato e precario. Non esistono chiavi capaci di aprire in modo tecnicamente efficace le porte di una comunità.

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