Riguardo agli ecovillaggi e le comunità sostenibili l’aspetto che crea più ansia è proprio quello della gestione della convivenza e dei conflitti.

A volte parlando con persone interessate a questo mondo sembra che entrare a far parte di un ecovillaggio significhi avere a che fare per la prima volta con altri essere umani e questioni di convivenza, quando ovviamente non è così!

Allora perchè si ha questa sensazione, che a volte diventa una paura che tiene lontani da questo mondo?

In un ecovillaggio si ha a che fare con altre persone allo stesso modo che in qualsiasi contesto sociale.

Ma non dobbiamo andare tutti d’accordo se viviamo in comunità?

No, non si sceglie la vita comunitaria per questo motivo 🙂

Quindi l’ansia su questo aspetto è mal riposta, anzi è ingiustificata. La comunità invece deve proprio tenersi fuori dai conflitti individuali, perchè la storia ci insegna che quando la comunità invade la sfera privata dell’individuo gli esiti sono tragici.

La diversità invece sta in altro, e cioè nella gestione dei conflitti sociali, tra diversi gruppi, e tra il gruppo e l’individuo. Qui sta la differenza tra vivere in un ecovillaggio piuttosto che nell’anonimato delle città moderne.

Gli ecovillaggi sono progettati e gestiti in modo che i rapporti sociali tra i gruppi, e tra la collettività e l’individuo, siano per quanto possibile costruttori di tessuti sociali evolutivi (che non vuol dire negare il conflitto!).

Esistono in realtà anche ecovillaggi dove la gestione dei conflitti è rivolta soprattutto ai rapporti individuali, e dove la comunità entra nei conflitti tra individui. Ma questo per la filosofia di Abitare Gea è un equivoco e un grave errore. La comunità deve tenersi fuori dalla sfera individuale, ma deve occuparsi della sfera sociale, ed è in questo modo che aiuta poi gli individui anche nella loro sfera individuale, creando un ambiente favorevole. Infatti i conflitti individuali a volte sono un risultato di un contesto sociale negativo.

Come gestire allora i conflitti sociali in modo evolutivo?

Innanzitutto non esiste una tecnica infallibile per risolvere i conflitti, che fanno parte della natura umana.

Esistono però possibilità per una loro gestione evolutiva, e il primo modo di farlo è lasciare aperta la comunicazione. Una collettività che gestisce in modo sbagliato i conflitti è quella dove per punire presunti errori si interrompe la comunicazione.

Lasciare aperta la comunicazione è l’unico modo per ridurre la probabilità di errore, perchè lasci aperto il canale informativo. Continuano in questo modo a circolare informazioni, e in questo modo è possibile che se c’è stato un errore questo possa essere corretto.

La radice del conflitto sta infatti nell’ambivalenza del lingauggio, che è la caratteristica che rende il linguaggio umano così ricco di capacità espressive, ma è anche il motivo per cui è impossibile per gli esseri umani avere una comprensione reciproca perfetta e infallibile.

Il linguaggio mostra e nasconde conteporaneamente. Il conflitto è anche un modo inevitabile per arrivare a una migliore comprensione reciproca. Se si chiude la comunicazione, diventa impossibile arrivare a una soluzione, sempre comunque imperfetta, del conflitto.

E’ importante quindi guadagnare, sia a livello individuale che collettivo, consapevolezza della complessità e ambivalenza del linguaggio umano. Tale consapevolezza permette di mantenere la comunicazione aperta e rende possibile il raggiungimento di una soluzione.

Chi è convinto invece dell’assoluta verità delle proprie parole chiude la comunicazione e rende esplosivo il conflitto.

Voglio ancora sottolineare che qui parliamo di rapporti sociali, cioè tra gruppi e tra la comunità e l’individuo, infatti nei rapporti individuali prevale la libertà di scelta, e non avrebbe senso affermare che il modo migliore di gestire i conflitti individuali è quello di lasciare sempre aperta la comunicazione.

Ma esiste un modo invece per risolvere i conflitti individuali all’interno di una comunità, come ad esempio un ecovillaggio?

No, no, no e poi no. 🙂 Il conflitto è un’interazione complessa tra due o più persone, e non può esistere un insieme di metodi per risolvere un fenomeno così complesso.

Se vi trovate in un ecovillaggio dove vi dicono che hanno trovato il modo per risolvere i conflitti individuali e vivere in armonia, fuggite! In realtà non stanno risolvendo i loro conflitti, ma li stanno solo negando, che è una cosa sbagliata.

L’unico atteggiamento possibile che una comunità può assumere verso i conflitti e le relazioni individuali è quello di non invadere, per quanto possibile, la sfera privata.

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