In questo articolo vogliamo affrontare un tema spinoso, cioè se e quando sia giusto escludere dei membri da una comunità, e se è giusto farlo, quale sia il metodo meno conflittuale per farlo.

Come spesso accade, la risposta più istintiva non è quella migliore… sempre meglio ragionarci su! E la risposta più istintiva, che di solito viene data da persone che si interessano di ecovillaggi e comunità, è che è inevitabile escludere membri che non si reputano adatti a una comunità, e che il metodo per operare queste esclusioni è all’interno di un’assemblea.

Nulla di più sbagliato!

Questa che è la risposta più facile, in realtà con l’esperienza si rivela a chiunque frequenti delle comunità un errore e una delle cause principali del fallimento di progetti comunitari.

Infatti, l’esclusione di alcuni membri, invece di essere un mezzo di difesa della comunità, diffonde un sentimento di paura, aumenta il grado di conformismo, spinge tutta la comunità e ogni suo membro ad assumere atteggiamenti di difesa ed arroccarsi nelle sue posizioni. Il risultato è una comunità molto conformista, una setta. In questo modo vince il branco.

Questa strada però è quella che viene percorsa più frequentemente, perchè è apparentemente più facile. Certo, è molto più difficile affrontare i conflitti senza ricorrere allo strumento facile facile delle espulsioni. Ma ricorrere alle espulsioni è un comportamento irresponsabile nei confronti della comunità.

Se ci tieni davvero alla tua comunità, non devi ricorrere allo strumento facile delle espulsioni, ma affrontare e vivere i conflitti.

Una comunità sana affronta i conflitti, invece di fuggire da essi escludendo chi non si conforma al gruppo. Ben sapendo che i conflitti spesso non sono risolvibili, ma bisogna conviverci, saperli gestire.

Certo, è difficile, ma non si vive in una comunità per stare comodi. E poi, anche nella società “normale” avviene la stessa cosa.

La necessità di escludere in modo definitivo un membro può accadere, ma per nostra esperienza questa è un’evenienza rarissima in un contesto comunitario. Di solito le esclusioni sono sbagliate e dannose per la comunità. Spesso a essere escluse sono proprio le persone più responsabili, e ad escludere di solito è il branco.

Il fatto di considerare l’esclusione di un membro un’evenienza rarissima rassicura gli appartenenti alla comunità, rende il gruppo meno conformista e più sano.

Non si deve cadere nemmeno nell’eccesso opposto, cioè quello di un’inclusività altrettanto semplicistica. Ma il problema qui è quello di gestire i conflitti o comportamenti dannosi per la comunità, e questa gestione non dovrebbe avvenire attraverso la scorciatoia delle espulsioni, ma attraverso un’organizzazione comunitaria e la creazione di percorsi che aiutino tutti i componenti del gruppo a trovare un modo sano di interagire con gli altri.

Usare la scorciatoia delle espulsioni per gestire una comunità è come mettere una palla di piombo alla caviglia di una ballerina.

Il Murale della ballerina Lauren Lovette, opera del francese artista di strada JR, sul lato dell’edificio a 100 Franklin St, Tribeca, NYC

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  • il post-strutturalismo che esplora le forme simboliche e del linguaggio che costituiscono la nostra soggettività e la realtà che ci circonda
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