Se le società umane hanno bisogno di essere governate hanno anche necessità di un buon metodo per prendere decisioni. E il metodo che la nostra società usa è davvero quello migliore?

Dalle monarchie alle democrazie: diffondere il potere

La Storia umana ha avuto su questo un andamento lineare, dalle monarchie e gli imperi verso le democrazie, la linea di questa evoluzione è diffondere il potere di decidere. Tanto più il potere decisionale è accentrato, tanto più diventa pericoloso e viene usato male.

Le democrazie moderne infatti funzionano sulla base del voto a maggioranza e di una serie di contropoteri e contrappesi, e tutto questo serve proprio a combattere la concentrazione del potere decisionale.

La democrazia moderna è la democrazia della maggioranza. A governarci è la maggioranza, e il suo potere è mitigato da una serie di contropoteri e limiti, in modo che non diventi una dittatura della maggioranza. Questo è oggi entrato nel senso comune, per cui ognuno di noi è abituato a pensare che il voto a maggioranza sia il massimo della democrazia: “l’ha deciso la maggioranza“.

Anche il governo della maggioranza è pericoloso e ostaggio delle oligarchie

Ma è davvero così? No. E’ la maggioranza (o meglio, le oligarchie che la governano) a volerci ad ogni costo indurre a pensare che il suo potere è legittimo. Come ogni potere, pretende dai suoi sudditi obbedienza e fedeltà. Anche il re sosteneva la legittimità – e la sacralità – del suo potere, e prentendeva obbedienza e fedeltà dai suoi sudditi.

Ogni potere si fonda su una pretesa di legittimità.

E ora arriviamo al punto focale della questione. Anche se accettiamo l’assunto che la democrazia della maggioranza (potere diffuso) sia migliore della monarchia o dell’oligarchia (potere accentrato), resta sempre un potere, e come tale falsificante e pericoloso.

Anzi, il potere di decidere diffuso potrebbe diventare più difficile da cambiare, influenzare, o abbattere, rispetto a un potere centralizzato, che è invece più facile da colpire, e pertanto, il potere diffuso potrebbe diventare ancora più intoccabile e sovrastante nei confronti dell’individuo (E’ possibile fare una rivoluzione contro il capitalismo, o la finanza globale?). E ricordiamo che quel potere decisionale diffuso è comunque un potere in mano a delle oligarchie, anche nelle democrazie moderne.

Il vero problema del potere è che esso sia sottoposto a un controllo. Sottoposto non solo a dei contropoteri (che sono anch’essi dei poteri), come nelle democrazie liberali, ma un giudizio esterno.

Giudizio di chi, o cosa? E perchè?

Può esistere un potere che non sia arbitario?

Il potere è per natura assoluto, arbitrario, discrezionale, e pretende di essere tale. Lo è sempre stato, lo è anche oggi. Nelle democrazie moderne si è voluto risolvere questo problema con le elezioni, cioè con il giudizio degli elettori: “lo giudicheranno gli elettori“.

Ma il voto, o giudizio, degli elettori è ampiamente limitato, sia nel tempo (gli elettori votano in modo periodico), che nelle opzioni di scelta (le alternative sono limitate), che per altri motivi culturali, sociali, psicologici, filosofici, che rendono anche le forme di democrazia diretta limitate e condizionate. Il voto dei cittadini è inevitabilmente condizionato e limitato nella sua scelta. Questo lascia il potere, anche nelle democrazie moderne, arbitrario, discrezionale, in una certa misura assoluto: “i politici cercano solo voti” significa proprio che i politici agiscono in modo arbitrario, badando solo alla ricerca del consenso.

Insomma il giudizio degli elettori riduce di poco la pericolosità del potere.

Quello che è necessario è invece un potere che sia colpito proprio nel suo essere arbitrario. Il potere va sottoposto cioè al giudizio di ciò che è Giusto.

Se la politica è il governo della città per l’interesse pubblico, solo un giudizio basato su questo criterio può asservire il potere al bene comune, cioè al popolo.

Presa della Bastiglia
La presa della Bastiglia, 1789

Rousseau: la volontà generale (o interesse comune) non coincide con la volontà della maggioranza

«L’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene». Questa celebre frase di Rousseau sta a significare come un potere arbitrario, e quindi basato sulla forza, costringe l’uomo a essere in catene. Solo un potere non arbitrario, e quindi volto all’interesse generale, è davvero legittimo. Rousseau chiarisce che la volontà generale non è la volontà della maggioranza, ma si realizza la volontà generale solo quando il potere politico persegue l’interesse di tutti, e questo è possibile solo quando il potere non è arbitrario.

Il potere nelle democrazie moderne è giudicato solo dal voto degli elettori, per questo non persegue l’interesse pubblico: è sottoposto a un giudizio troppo blando e inefficace. Solo un potere giudicato in base al criterio di ciò che è Giusto, ciò che è interesse pubblico, può essere un giusto potere. E a mettere sotto guidizio il potere politico non può bastare il momento elettorale.

E chi può giudicare il potere allora, oltre agli elettori?

Questo è ciò che stiamo studiando, seguite il nostro cammino e insieme troveremo le risposte.

Giordano Bruno
Giordano Bruno, filosofo, scrittore, frate, condannato come eretico (1548-1600)

Giordano Bruno: la verità è più importante del volere della maggioranza

È prova di una mente semplice e molto primitiva che uno desideri di pensare come le masse o la maggioranza, semplicemente perché la maggioranza è maggioranza. La verità non cambia perché è, o non è, creduta dalla maggioranza delle persone.” Giordano Bruno

Vale la pena evidenziare come Giordano Bruno fu un filosofo e scienziato perseguitato e condannato a morte dalla Chiesa per le sue ricerche scientifiche, e quindi questa frase va interpretata come un atto di protesta contro ogni fondamentalismo, e non come una frase dal significato anti-democratico, anzi il contrario:

la democrazia non è la volontà della maggioranza, ma si ha solo quando la maggioranza ricerca la verità e l’interesse di tutti.

Per approfondire

Letteratura

  • 1984, George Orwell

Filosofia

  • il post-strutturalismo che esplora le forme simboliche e del linguaggio che costituiscono la nostra soggettività e la realtà che ci circonda
  • il filosofo Michel Foucault, che studia in una prospettiva filosofica le organizzazioni sociali, le istituzioni totalizzanti come l’ospedale e il carcere, le patologie sociali come la follia e il crimine

Cinema

Politica

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